Con una serie di dipinti di recente produzione, Davanzo ritorna all’autobiografia, alla ricostruzione del tempo, dei luoghi e delle persone dell’infanzia. Sono immagini oniriche, sospese tra sogno e realtà, che danno vita a figure di impianto fauve-espressionista. “Figure che ricompaiono dalla memorie estratte […] o apparse […] dal pozzo profondissimo dell’infanzia. Il grande quadro della stanza dei sogni di Davanzo potrebbe rappresentare, l’origine, il cilindro magico da cui scaturiscono tutte le altre immagini: spesso a una figura corrisponde un nome, un ruolo, un’occupazione ma è una facilitazione catalogatrice che nulla aggiunge alla forza del gesto vitale di quel corpo che torna nel colore e nella materia pittorica, per noi che guardiamo è sufficiente quel gesto per farci prendere nella sintassi narrativa del racconto di Valter […]. Le figure, qui più che altrove, stanno come sorprese, sospese ad uno scatto non fotografico ma esistenziale, una accensione momentanea di luce abbagliante nel lungo tunnel della concrezione calcarea del ricordo”(Isabella Panfido).